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ITALIA | ‘Il Messaggero’ e il pugile Guido Vianello dopo la vittoria a New York: «L’America è un sogno. Voglio il titolo mondiale»

Il Messaggero ha realizzato una bella intervista al pugile Guido Vianello, “espatriato” negli Stati Uniti.

Al Madison Square Garden, per il suo debutto nei professionisti, indossava una maschera da gladiatore. Una metafora della sua carriera: il gigante buono (1.98 metri per 105 chili), che quando sale sul ring diventa una macchina da guerra. Ma in America, Guido Vianello, questo 24enne della Montagnola sbarcato negli Usa con un pizzico di fortuna e tanta bravura, c’è andato per fare il gladiatore. Via dai carabinieri, addio uniforme, addio anche alle Olimpiadi, si inizia una nuova vita: su di lui ha scommesso Bob Arum, uno che organizzava gli incontrid i Muhammad Alì e ha organizzato sfide come quelle tra Marvin Hagler e Sugar Ray Leonard o tra Evander Holyfield e George Foreman.

Dopo la vittoria per KO al secondo round contro Luke Lyons, ora Vianello è tornato a Roma. Lo aspetta un esame di Scienze Politiche alla Luiss. Poi, a gennaio, si riparte per Los Angeles. A febbraio torna di nuovo su un ring. L’Italia gli manca, per gli affetti: la madre, il padre, il circolo di tennis di famiglia, gli amici. Ma i sogni si rincorrono ovunque, a qualsiasi costo. Da oltreoceano non ha potuto non  riconoscere il gap esistente tra il mondo del pugilato italiano e quello americano: «Da noi mancano sponsor e televisioni, che ancora non dedicano alla boxe sufficienti attenzioni. Un peccato, perché in Italia abbiamo tantissimi talenti». E adesso? «Quando ho iniziato a combattere, sognavo le Olimpiadi. Sono arrivato a Rio, anche se avrei potuto dare di più. Mi stavo preparando per Tokyo 2020, ma ora non ci penso più, perché il mio secondo sogno era diventare professionista. Ora voglio andare avanti, fino a conquistare un titolo mondiale».