STATI UNITI | ‘Natale con i tuoi, e poi di nuovo lontano: quelle feste dolciamare da expat’, il bell’articolo di Giulia su La Voce Ny

La collega Giulia Alice Pozzi ha pubblicato su La Voce di New York – giornale online diretto da Stefano Vaccara – un bellissimo articolo dal titolo: “Natale con i tuoi, e poi di nuovo lontano: quelle feste dolciamare da expat“. Vi consigliamo di leggerlo.

Tornando a casa a Natale, si prova il piacere di riappropriarsi dei propri affetti, delle proprie cose, delle proprie abitudini, dei propri luoghi. E allora inizia la tribolazione, la lotta dura e senza quartiere tra la parte di te che è cresciuta qui e la parte di te che se ne è andata: quella che vorrebbe che fosse Natale tutto l’anno per non andarsene più, e quella che sa che, se si è scelto di partire, un motivo c’è…

Da bambina, i miei Natali erano un lento e inesorabile viaggio dalla gioia più pura alla malinconia più struggente. I giorni che precedevano il 25 dicembre erano irrigati di entusiasmo ed emozione, con il rito della preparazione dell’albero durante il ponte dell’Immacolata diretto da papà e la trepidante attesa nel veder crescere il numero di pacchetti incartati a festa sul tappeto sotto l’abete ingioiellato. Se un po’ di neve scendeva, era gran festa: con buona pace di chi doveva spalarla per far aprire il cancello di casa (sempre papà, di solito) e dei pendolari più attenti alla praticità che al romanticismo. Poi arrivava la Vigilia, quindi il Natale, lo strascico di Santo Stefano in cui si mangiavano gli avanzi e il progressivo e inevitabile scivolare verso la malinconia, mentre quel magico periodo dell’anno si tramutava a poco a poco in quello che, per usare un termine mutuato dal Cattolicesimo, può definirsi tempo “ordinario”, inevitabilmente segnato dal rientro a scuola.

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